La Wi-Fi nuoce alla salute?

La risposta breve è: nessuno può dirlo con certezza ma data la soglia di utilizzo di sicurezza sia infinitesimale si può essere ragionevolmente tranquilli. Nel dubbio meglio limitarne l’utilizzo affidandoci al “Principio di cautela” (leggasi: prevenire è meglio che curare).

Gli studi e la posizione ufficiale della maggioranza degli  scienziati
L’OMS ha fatto sapere che gli apparati Wireless influenzano l’ambiente e alcune persone particolarmente sensibili all’elettromagnetismo. Data la bassa quantità delle “radiazioni” che questi strumenti generano, è stato calcolato che esser sottoposti ad 1 anno continuato di trasmissioni Wi-Fi corrisponde ad una telefonata di cellulare di 20 minuti.

Essendo il Wi-Fi un protocollo relativamente giovane non esistono studi approfonditi circa le reali conseguenze che l’utilizzo di questo sistema ha sulla salute nel medio e lungo tempo mentre altre analisi, che affermano il contrario, risultano controverse e devono esser verificate. Alcuni studi affermano infatti che l’elettromagnetismo potrebbe causare danni al DNA ma non essendo altri laboratori stati in grado di replicare l’accaduto non sussiste l’accettazione del dato scientifico e quindi non possono esser presi in considerazione dalla comunità scientifica.

Mentre l’Austria ha detto un netto no al Wi-Fi, la Svezia è l’unica nazione al mondo a riconoscere come malattia l’elettro-sensibilità fin dal 2003. In nazioni quali Francia, Gran Bretagna, Canada e Germania il dibattito è sempre più acceso mentre in Italia un timido interesse pare essersi risvegliato, come purtroppo  accade, a seguito di una indagine televisiva. Nello specifico l’indagine di Report andata in onda lo scorso Novembre 2011.

Documentari da prendere con le pinze
Il video, dal titolo “Onda Lunga”, si concentra più sui cellulari e non sul Wi-Fi ma determinate considerazioni possono esser facilmente estrapolabili ma assolutamente non paragonabili.

Ricordo però, che già nel 2008 Report ripubblicava un’indagine della BBC (maggio 2007) specifica sul Wi-Fi dove non si arriva ad un responso certo. Tale inchiesta fu aspramente criticata e non dai primi venuti ma da gente quali il The guardianBad Science. Quest’ultima ripubblica una lettera della medesima BBC in cui questa ammette la natura controversa del documentario dicendo:
“Sfortunatamente, allo stato dei fatti non vi sono prove lampanti circa l’effetto di una esposizione a lungo termine al Wi-Fi questo è il motivo per cui abbiamo realizzato il programma. [...] Tuttavia questo stesso fatto solleva questioni circa l’opportunità di installare il Wi-Fi nelle classi senza che siano state effettuate ricerche a lungo termine circa i possibili rischi per la salute.”
Vi riporto comunque il documentario, lasciando a voi il giudizio se reputarlo imparziale o meno.

Il Wi-Fi e i cellulari
Il Wi-Fi lavora a frequenze di 2.45 o 5 Ghz. Dato che i cellulari lavorano ad una frequenza, in termini tecnici, di “poco inferiore” molti li reputano uguali in fatto di dannosità tuttavia non è tanto la frequenza a far differenza quanto altri fattori quanto il SAR e l’inquinamento elettromagnetico sugli esseri viventi.

SAR
Il nostro corpo umano è soggetto all’elettromagnetismo. Per cui qualunque fonte elettromagnetica potrebbe, in base alle esposizioni e al tipo, avere effetti più o meno significativi su un organismo vivente. L’assorbimento delle radiazioni genera, detta in maniera spicciola, un aumento della temperatura. Il SAR (in italiano TAS: Tasso d’assorbimento Specifico) calcola proprio questo e mi permetto di elencare alcuni dati massimi raccolti per voi su internet per cui potrebbero non esser corretti:

Emissione massima con tutte le funzioni del dispositivo attive
Walkie-talkie bambini (babyphone): 0.08 W/kg
Bluetooth USB (mouse) 0.0092 W/kg
Bluetooth USB (scambio dati): 0.466 W/kg
Bluetooth auricolare: 0,00319 W/kg
Wi-fi: 0.08 W/kg
iPhone 3G: 1.38 W/kg
iPhone 3GS: 0.79 W/kg
iPhone4: 1.17 W/kg
Sansung Galaxy S II: 0.35 W/kg
Nokia E 72: 1.31 W/kg
Blackberry Bold 9700: 1,36 W/kg
BlackBerry Curve 8900: 1.01 W/kg

Il valore limite raccomandato dall’ICNIRP (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) indica come valori massimi di esposizione:

  • 2 W/kg testa e tronco (1.6 Canada)
  • 4 W/kg intero corpo

Elettrosmog
Per i campi ad alta frequenza (da 0,1 MHz a 300 GHz) il limite di esposizione previsto dal DPCM 199/2003 è compreso fra 20 e 60 V/m a seconda della frequenza. Il valore di attenzione e l’obbiettivo di qualità sono invece di soli 6 V/m. […]A titolo di esempio, un cellulare con una potenza tipica di 1 W crea un campo di circa 6 V/m a un metro di distanza e di 60 V/m a 10 cm. [fonte Wikipedia]
Una sorgente Wi-Fi genera un campo di 1 V/m. [nessuna fonte]

Spero di avervi dato un quadro veritiero con materiale, fonti, riferimenti e numeri alla mano che vi tranquillizzino sul Wi-Fi. Vi prego comunque di approfondire l’argomento e suggerirmi correzioni visto che non è proprio il mio campo e potrei aver scritto delle castronerie o aver riportato dati non corretti.

Creare, modificare e rimuovere password dai PDF con programmi gratuiti

Tempo fa vi avevo già parlato dei PDF. Standard de facto creato dalla Adobe oggi crea non pochi grattacapi a tutte quelle aziende che ci devono lavorare. Il problema dei pdf è nella loro modifica e gestione. Quando partiamo da un documento qualsiasi e successivamente convertito in pdf, quelli che noi vediamo come lettere, paragrafi, linee, immagini e quant’altro non è detto che in realtà lo siano ancora. Per capire il concetto pensiamo ad un documento di testo. Quello che sta sopra, cioè “in alto”, viene prima di quello che sta sotto e ogni elemento che vedo è “cliccabile” e modificabile. Aggiungendo un paragrafo a metà foglio, tutto quello che sta sotto viene automaticamente spostato per far posto al nuovo contenuto. Dopo la conversione in pdf il documento passa da formato “da ufficio” a uno per la “grafica”. Di conseguenza i contenuti che noi vediamo in realtà diventano molto meno modificabili, anche con strumenti professionali.

Ricordo che attualmente il software che a mio avviso permette di fare le maggiori modifiche è Adobe Acrobat Professional. Ricordo che il prezzo non è esiguo e che assolutamente non vi permette di modificare tutti i vostri, e soprattutto quelli degli altri, modificandoli a vostro piacimento come se aveste il file di testo originale. Ne è un esempio ancora più esplicativo la possibilità di convertire in PDF quasi qualunque cosa che possa esser stampabile, è nato infatti per questo. Questo vale anche per le immagini, tipo le scansioni. Un’immagine può esser convertita e ridistribuita in formato PDF quindi, di fatto, quella che avremo è un’immagine e anche se il file è modificabile con Adobe Professional, perché un PDF, avremo solo tra le mani un’immagine.

In conclusione eccovi alcuni strumenti gratuiti, almeno quelli che utilizzo io, per gestire i PDF senza spendere fior di soldi con un software che il più delle volte sarà inutile, dipende dall’ambito del lavoro.

Creare i PDF: PDFCreator. Crea una nuova stampante virtuale. Molto comodo, permette tra le altre cose di scegliere livelli di compressione in modo da ridurre la dimensione del file qualora per motivi amministrativi il file non deve pesare più di un tot.

Rimuovere le password: Alle volte non è possibile stampare, copiare testo o addirittura aprire o aggiungere o rimuovere pagine al documento. Il sistema ideato dall’Adobe per proteggere i file è facilmente scavalcabile anche con programmi gratuiti quali PDF Password Remover Tool.

Aggiungere, dividere o ruotare PDF: consiglio PDFSam. Scritto in java, quindi funziona su tutti i sistemi operativi a patto che sia installata la JVM. Questo semplice software permette di fare tante operazioni.

Se ne avete altri da consigliare rimango in ascolto!!!

Tentare di convertire i PDF in WORD può sembrare semplice ma non lo è. Ecco uno dei tanti programmi che ci prova e in maniera gratuita

Prestazioni e qualità di Internet e delle aDSL Italiane

SosTariffe ha pubblicato il 18 Novembre 2011 scorso le sue conclusioni su 200 mila test effettuati su tutto il territorio Italiano affermando quando segue:

Gli utenti di linee ADSL a 7 Mega possono fruire, in media, di una velocità effettiva pari a 3,75 Mbps. Peggio va ai consumatori che hanno sottoscritto contratti per linee ADSL a 20 Mega, perché la velocità effettiva, in questo caso, si attesta intorno a una media di 7 Mbps.

Al stessa riporta anche le velocità medie nelle varie regioni:

Ritengo doveroso però fare un po’ di chiarezza e prendere questi dati con le pinze. Innanzi tutto questi test non sono stati fatti da professionisti o esperti del settore che ne utilizzano uno standard nell’eseguire le prove ma dai singoli utenti che già faticano a capire realmente cosa voglia dire in soldoni 7 o 20 Mbps (leggasi Megabit e non semplicemente Mega). Il test proposto sul sito di SosTariffe è uno dei tanti. La indicata pagina del test si dimentica di  avvertire gli utilizzatori, prima e durante l’esecuzione del medesimo, di non avere software attivi che si connettono ad internet. Dico questo perché almeno una percentuale degli utenti avranno avuto sicuramente, o comunque come fare a dimostrare il contrario, software quali p2p attivi che vanno a pregiudicare e alterare il risultato tracciato e poi analizzato. Eccovi un banale esempio utilizzando il test di SosTariffe con o senza un software p2p attivo, facendo presente che suddetto software era al 20% di utilizzo della connessione, e anche questo mio dato va preso con le molle, durante la prova.

Altra cosa da tenere in considerazione è l’immissione dei dati iniziali per generare il database di SosTariffe. Essendo persone comuni ad immettere i dati di base quali “contratto adsl”, sono per esperienza certo che molti di questi siano ignari di quale contratto o velocità hanno realmente “da contratto” o realmente “attiva sulla loro linea” perché alcune aziende per esser competitivi con i loro avversari, hanno previsto degli aumenti della connessione in maniera più o meno trasparente all’utente finale pur facendogli mantenere lo stesso prezzo per cui quanti di quelli che hanno immesso i dati erano utenti che conoscono al 100% ogni dettaglio della loro connessione?

Da queste poche considerazioni si evince che sicuramente i dati segnalati dalla meritevole SosTariffe hanno uno o più dati fuorvianti. Quanto? E chi può dirlo. Allora vanno completamente buttati nel cestino? Assolutamente no!

Come sempre esorto a confrontare i dati con altre analisi e quello che ha detto SosTariffe è in linea con quanto dice il resto del mondo. Siamo uno di quelle nazioni, ancora una volta, ad essere il fanalino di coda per velocità di connessione anche se siamo al 9’ posto, secondo Akamai, tra le nazioni col maggior numero di connessioni. Si parla di 14.37 milioni di connessioni a fronte di un incremento del 32% rispetto al 2010.

E nel resto del mondo?
Nei paesi orientali, al top delle connessioni, abbiamo cifre “medie” come Korea del Sud (13.8Mbps), Hong Kong (10.3) e Giappone (8.9) e tanto per farvi avere un’idea la connessione media in America è di 5.8Mbps. Ogni nazione ha la sua conformazione geografica e storia tecnologica a rendere più o meno difficoltoso lo sviluppo di nuove tecnologie per cui non deve stupire se solo di recente AGCOM ha approvato un “Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e coubicazione e condivisione di infrastrutture” che in soldoni vuol dire miglioramento e potenziamento tecnologico in fatto di connessione.

Rimborsi?
A qualcuno potrebbe venir in mente di richiedere un rimborso per ricevere una connessione che in realtà viene erogata in media tra il 30 e il 50% più lenta a fronte di quella che realmente paga ma anche qui, come pochi sanno, nel contratto firmato  vi sono connessioni “minime garantite” che corrispondono a:

Infostrada: non dichiarato sul sito
Tiscali: 20Mbps (download minimo 10,4 Mbps e 538 kbps in upload),
Vodafone 7Mbps (download minimo  5,3 Mbps e 370 kbps in upload),
Fastweb 20Mbps (fibra ottica minimo è di 10 Mbps),
Telecom Italia 7 Mbps  (download minimo 2,1 Mbps) 20 Mbps (download minimo 7 Mbps).

Solo al di sotto di queste soglie è possibile richiedere l’annullamento del contratto.

Conclusione
Dato che a prescindere dal contratto firmato non c’è modo di sfruttare al massimo la connessione a meno che non ci troviamo in regioni “più avvantaggiate” tecnologicamente; apparentemente scegliere un fornitore rispetto ad un altro è solo il contratto e quanto siamo disposti a spendere.

I computer più costosi a causa delle alluvioni

A causa delle alluvioni in Thailandia, la maggior produttrice di hard disk, la produzione per la WesterDigital, Seagate e Toshiba sono completamente ferme e tutto il sistema internazionale di distribuzione si sta basando sulle scorte dei magazzini.

Tutto sta nel rapporto tra domanda e offerta, nella velocità con cui i magazzini si svuoteranno e sulle scorte disponibili. Tutto ovviamente con la scure sempre presente di chi potrebbe specularci sopra.

Hard Disk da 2 TB hanno un aumento dell’80-100%, quelli da 1,5TB del 100-130% fino alla spropositata cifra di 1TB con aumenti fino al 180%.

Come sono solito dire: mai comprare prima delle festività. Con il natale ormai alle porte suggerisco vivamente di prendere quest’ulteriore notizia come una buona scusa per rinviare il più possibile l’acquisto di un nuovo computer.

Facebook: al sindaco di La Spezia cambiano il profilo

Alcuni di voi avranno letto i soliti titoli sensazionalisti circa la faccenda che ritrae il sindaco di La Spezia “Massimo Federici” e il suo account Facebook modificato. In fondo all’articolo potete trovate le pagine con i dettagli che vi risparmio.

Vorrei chiarire subito che a discapito di quanto affermato in suddetta pagine non si tratta ne di furto d’identità, ne di hacker e ne di pirati informatici ma solo, e forse più banalmente, della non curanza di regole informatiche basi quali non usare la solita password per tutto o che fanno riferimento a informazioni personali.

Non si tratta di un furto o un gesto di un “pirata informatico” perché non è stato sottratto nulla dal profilo del Sindaco, infatti egli ha potuto accedere al suo account e modificare la password.
Non si tratta di un hacker perché attualmente non sono note, neanche sui mercati neri, exploit che ti permettono di accedere ad un account di Facebook da cui se ne deriva che l’unico modo attualmente possibile è conoscere la giusta password. Nessuna grimaldello o conoscenza informatica messa in atto dunque.

Affermo questo dalla riga che vi riporto:
[…]la password d’accesso al sito e alla e-mail istituzionale sono state cambiate, mentre il Comune si riserva la possibilità di presentare denuncia alla polizia Postale.

Uno spunto di riflessione per quelli che “ben pensano” che d’ora in avanti di non cercare il sensazionalismo o usare termini impropri solo per “semplificare”.